venerdì 15 luglio 2011

Blog a impatto zero

Il post di oggi del caro Ferruccio Gianola mi ha fatto ricordare una bella iniziativa a cui stanno pian piano aderendo alcuni blogger: blog a impatto zero.
Se cliccate sul link trovate tutte le istruzioni del caso. Non sarà un evento di portata eccezionale ma da qualche parte si deve pur cominciare, no?
Siete ancora lì? Dai, su, andate anche voi a piantare un alberello!
Qui trovate un documento pdf che descrive dettagliatamente il progetto. 

martedì 5 luglio 2011

The violent kind (2010)

Q, Cody ed Ellroy formano la violenta banda di bikers dei "The Crew". La sera del compleanno della madre di Cody i teppisti si apprestano a festeggiare in una sperduta casa nei boschi del nord della California. Tra loro anche la tipa di Q, Shade, la ex fidanzata di Cody, Michelle e sua sorella Megan. Quando gli altri invitati si dileguano, Michelle si allontana in auto per appartarsi con la sua nuova conquista. La banda rimane sola nella casa e presto i ragazzi si accorgono che qualcosa di strano sta accadendo attorno a loro. Il ritorno di Michelle, completamente insanguinata, sarà la goccia che farà traboccare il vaso. Una qualche entità maligna ha preso possesso della donna. Come se non bastasse, l'arrivo di cinque violentissimi rockabilly porterà l'intera vicenda ad un risvolto inaspettato.

Ieri sera mi sono spaparanzato in divano con l'intento deciso di guardare "The Woman". Però la mancanza di sottotitoli mi rende la visione alquanto pesantuccia e allora chiudo dopo dieci minuti nella speranza che qualcuno si metta una mano sul cuore e li distribuisca. A questo punto mischio l'urna della lotteria e ti pesco "The violent kind". A primo acchito la copertina (che non è quella che trovate qui in alto) non mi prende per nulla e il titolo italiano, "Il bosco dell'orrore", fa ancora più schifo. Poi decido di metterlo in moto con due colpi di pedalina (come i chopper del film) e lo spettacolo ha così inizio: la tipa di The Event (la racchia Taylor Cole alias Shade) si sta cavalcando con impeto e impegno il capo dei "The Crews", Q, mentre fuori gli altri due componenti della banda di bikers se la passano a cazzeggiare; arriva un grosso pick-up da cui scende un energumeno che cerca Q con una nota di evidente nervosismo; Q termina il suo lavoro con Shade, si mette la pistola nei jeans, esce e comincia a menare il ciccione senza nessun motivo assieme ai suoi compari. E se le danno di bruttissima. La scena è girata con perizia e i protagonisti li vorresti già  conoscere... allora proseguo con la visione. Risultato: il film è fenomenale.
Quando mi capitano sotto le grinfie queste produzioni dal budget risicatissimo ma che divertono in questo modo, andrei a baciare la produzione, ma mi accontenterei anche della Taylor.
La vicenda sembra prendere ogni volta la strada dello stereotipo più bieco ma poi i Butcher Brothers (The Hamiltons, Scherzo letale) svoltano con violenza ad ogni incrocio e ti lasciano un senso di stordimento quasi da ubriacatura. Alcune scene si dilungano un pò troppo ma non annoiano perché alla fine non sai mai cosa aspettarti.
Se per i primi venti minuti il film sembra un banale "macho-movie", per la restante ora e dieci, non ci si può certo addormentare. Basterebbe a portare avanti da sola la pellicola, la splendida colonna sonora che ci accompagna a ritmo di rock anni cinquanta, blues e country, in questa strana rivisitazione dell'impotenza umana.
La prima scena che mi ha fatto sobbalzare sul divano è stata quando viene mostrata con assoluta disinvoltura una... aurora borale nel nord della California! Dopo di questo fatto, succederà di tutto. E non scherzo: possessioni demoniache, torture, vampiri(?), zombie(?), splatter, scazzottate, pulp e chi più ne ha più ne metta.
Ad un certo punto ho cominciato a chiedermi dove volessero andare a parare i registi e la sceneggiatura traballava in maniera spaventosa. Ma ci si diverte come dei pazzi.
Quello che rende tutto così interessante è che alla fine la sceneggiatura non crolla quasi mai e i buchi che si creano man mano, si chiudono col passare del tempo.
Da un punto di vista tecnico la regia dei due "fratelli" è discreta. Nella baraonda che si crea è davvero difficile continuare a girare e rendere credibile la vicenda ma i Butcher Brothers ci riescono abbastanza bene. Gli attori non sono esattamente all'altezza del girato, Cory Knauf (Cody) e Christina Prousalis (Megan) sono davvero da dita in gola, ma l'interpretazione dei terrificanti Vernon e Jazz è da medaglia d'oro. Vernon, interepretato da Joe Egender (Hunger), è davvero un personaggio indimenticabile.
Trucco di prim'ordine. Effetti speciali appena sufficienti.
In questa pellicola made in USA sono proprio i malvagi a fare la storia. I protagonisti cattivi sono ottimamente caratterizzati, con nomi strambi alla Tarantino, violenti come pochi e lo stereotipo si disperde in mezzo ad Harley Davidson, spogliarelliste, auto anni cinquanta e sangue a profusione. Notevole.
La violenza di base del film è la parte che più mi ha colpito. Tolto lo sfondo giocattolone, fa impressione l'invincibilità assoluta dei cattivi che tutto possono, e sadicamente ne approfittano per infierire sugli indifesi ragazzi senza dimostrare la minima umanità. Ma nulla è dato al caso e anche questa forzatura estrema avrà il suo perché.
E adesso arriviamo al punto cruciale: il Finale. Non so cosa sia passato per la testa del signor Altieri e del signor Flores, ma il finale che sono riusciti a confezionare per "The violent kind" porta questo film, con tutti i diritti, nella mia personale classifica dei "film cazzoni doc" assieme a "La meute" e pochi altri. Non vi posso anticipare nulla perché la vicenda si spiega, più o meno, con un certo senso solo negli ultimi minuti, ma vi assicuro che un bel WTF vi partirà senz'altro.
Non prendete questo film come un capolavoro dell'horror degli ultimi anni, ma come una felice e feroce ventata di fresco che arriva da quei remakers\sequelisti che sono diventati gli americani. E intanto noi restiamo a guardare.

Stop the pigeon!

Qualcuno vuole fermare il piccione, come facevano Dick Dadstardly e Muttley. Ma loro facevano ridere, questa invece è una cosa seria.
Se volete essere liberi di srivere quello che volete nei vostri blog e magari avete anche piacere di dare un occhio al mio, ogni tanto, beh, seguite queste piccole direzioni corrette:
  • Se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra a sinistra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.
Medaglia, medaglia, medaglia! ihihih...

venerdì 1 luglio 2011

The Shrine (2010)

Carmen, giovane e rampante giornalista alle prime armi, è frustrata dagli scialbi servizi che è costretta a seguire per il suo giornale. Il vero sogno è quello di fare lo scoop della vita. E l'occasione non tarderà ad arrivare. La sparizione in Europa di un certo Eric Taylor, la induce a investigare assieme all'amica Sara, fino a scoprire l'esistenza di un misterioso diario. In questo manoscritto il ragazzo scomparso racconta di sacrifici umani e strane presenze. Nel giro di qualche giorno le due ragazze e il fidanzato di Carmen, Marcus, partono per la Polonia alla ricerca della verità. Il loro soggiorno nel vecchio mondo non sarà certo dei migliori e il Male non tarderà ad arrivare.

...Dopo qualche deviazione la strada riprende come al solito
 
The Shrine è un film con una sceneggiatura a sei mani, tra cui anche quelle del regista Jon Knautz (Jack Brooks: Monster Slayer). La sola cosa che mi piacerebbe fare con sei mani, in modo da essere più veloce, sarebbe quella di scavare una buca per gettarci dentro questo disastro.
La vicenda è confusa e girata male. I protagonisti sono dei giornalisti americani che cercano lo scoop in Europa, più precisamente in Polonia (ma anche qui i dubbi salgono pomposi, in quanto si parla di Albania e poi i ragazzi vanno in Polonia...), dove un ragazzo è scomparso senza lasciare traccia. Neanche la polizia si è preoccupata più di tanto della cosa e allora i tre decidono di cercarlo. E qui si rilevano i problemi più grossi.
I protagonisti vengono mandati in giro nella vicenda come se fossero delle marionette. In una scena i tre si trovano davanti a un muro di nebbia nel bosco maledetto e li vedremo entrare e uscire più volte da questo luogo misterioso senza che succeda assolutamente nulla. In un'altra scena li vediamo intrappolati nel santuario dei sacrifici, poi riescono a liberarsi, poi rientrano, poi riescono... e così via per tre, quattro volte e alla fine di tutto dove vengono catturati? Appena fuori del santuario.
L'Europa viene stereotipata malamente come in "Hostel". Un manipolo di stupidi satanisti vestiti come nell'ottocento, violenti senza senso, sfruttatori di bambini e dove le donne lavano ancora i panni in mezzo al cortile.
I cattivi di turno parlano una sorta di lingua dell'est di cui non si capisce assolutamente nulla. Siccome in Canada, paese da cui arriva The Shrine, si parla inglese, francese e... polacco, non si sono presi la briga di mettere qualche sottotitolo durante gli estenuanti dialoghi tra gli pseudo-satanisti. Solo grazie alla pazienza e alla compassione dei traduttori di OpenSubtitles si può dare un pò di senso alla storia.
Caliamo un velo pietoso sulla sceneggiatura che però qualche spunto carino ce lo regala. Il demone di pietra nella nebbia e la setta che difende il villaggio sono idee a me, piuttosto congeniali. Ma lo script è talmente incasinato e pieno di falle (e vi assicuro che stiamo parlando di buchi grandi come l'Esa'ala) che la visione risulta davvero difficoltosa.
I tre attori sembrano impalati davanti alla telecamera. Eppure Aaron Ashmore, alias Marcus, pur essendo piuttosto giovane, non è certo nuovo alla recitazione in questi z-movie. La bella Cindy Sampson alias Carmen non viene sfruttata neanche per la sua notevole avvenenza, giusto per alzare un pò il livello del prodotto. Lasciamo perdere la terza incomoda, Meghan Heffern alias Sara, che è totalmente inutile ai fini della storia. L'interpretazione del feticcio di Jon Knautz, Trevor Matthews, è da Razzie Award.
Alla fine le due ragazze vengono anche spogliate e la speranza di vedere la Sampson come mamma l'ha fatta non sarebbe un brutto modo di rallegrare la pellicola. Ma niente. Addirittura vengono rivestite con dei grembiulini bianchi che coprono tutto. Ma perché spogliarle per poi rivestirle? Tanto poi...
Il film è un mix, frullato col sale al posto dello zucchero, di una serie infinita di pellicole che non è possibile non riconoscere. Abbiamo un pò di Blair Witch Project, un pò dell'Esorcista, un pò di Hostel, tanto per citarne alcuni. Peccato che di questi lavori non venga preso nulla di interessante. Stavo dimenticando anche la spruzzatina di "bambina terribile" che non poteva mancare.
Il finale è un capolavoro di scopiazzatura e ridicolaggine. La sensazione è quasi di tenerezza nei confronti del regista che magari ci mette anche del suo, ma non riesce a far di più che strappare una serie di risatine isteriche. Brava la Sampson ad imitare Linda Blair e non si può biasimarla per l'impegno.
Si può salvare qualcosa? Si, certo. E' per questo che non è un film da buttare completamente nel cesso. Il trucco è eccezionale e fuori dagli schemi, tanto che mi sono sorpreso di come un film di un tale livello potesse avere una tale potenzialità. Allora faccio due ricerche ed ecco che salta fuori il nome del geniale David Scott... e allora mi è scappato un sorrisino e mi sono detto: - E te pareva!
La visione è caldamente sconsigliata, ma una scorsa veloce alla pellicola per gustarsi le trovate di Scott non è da scartare.