mercoledì 29 febbraio 2012

Lake Mungo (2008)

Nel 2005, nella piccola cittadina di Ararat (Victoria, Australia), viene ritrovato nel vicino bacino articifciale, il corpo della giovane Alice Palmer. La famiglia Palmer, distrutta per la terribile perdita, si ritroverà, suo malgrado, al centro dell'attenzione mediatica australiana a causa delle continue apparizioni del fantasma della figlia morta. Gli avvistamenti non attirerebbero tanta curiosità se non fosse per il fatto che tutti vengono immortalati su fotografia o videocassetta. Il film non è altro che la cronaca degli eventi che si susseguirono dopo la tragica scomparsa di Alice.

Lake Mungo è un mockumentary costruito molto bene e con una solida base horror che più di qualche volta mi ha fatto finalmente riprovare quel sentitmento osceno che chiamiamo paura.
Ultimamente la produzione di questo sottogenere ha concepito delle vere nefandezze (vedonsi Paranormal Activity, Paranormal Entity, Paranormal Foolish, mai visto questo? ), ma qui ci troviamo davanti a una pellicola girata in modo esemplare con una sceneggiatura semplicissima ma di impensabile impatto.
Il lago Mungo si trova in Australia nel Nuovo Galles del sud, nel parco omonimo. La zona è praticamente desertica e sede di scavi archeologici che riguardano il Pleistocene. Il titolo non ha molto a che vedere con il film, che si sviluppa in tre tronconi principali e sfocia solo nel finale in questo impervio e splendido luogo.
Joel Anderson, regista e sceneggiatore, ci trascina lentamente tra queste tre situazioni in modo naturale, riempiendoci di pregiudizi che poi smonta mano a mano, in maniera assolutamente credibile, mentre si appresta a togliere il velo ai prossimi terrificanti segreti.
La prima parte racconta a grandi linee la vicenda di Alice e comincia a farci entrare in un mondo fatto di fantasmi e medium. La seconda parte distrugge tutta la messinscena costruita prima con tanta perizia, mostrandoci il lato umano della famiglia Palmer e il dolore che si prova a perdere una figlia che si amava. Ma la svolta migliore si ha nella terza parte dove Alice, presentata fino a quel momento come brava ragazza, si traforma in qualcosa di diverso e assolutamente incomprensibile per i suoi famigliari.
Fulminante e geniale l'idea di utilizzare le fotografie scattate dal fratello Mathew allo spettro di Alice, per creare quel capovolgiento di fronte che non vi lascerà sicuramente indifferenti. Quindi non preoccupatevi se nella prima parte il film prende una piega piuttosto grottesca perché poi non vi pentirete di aver proseguito la visione.
Da sottolineare una sorta di omaggio di Anderson a David Linch e al suo Twin Peaks, con il cognome di Alice, cioè Palmer e la scena del ritrovamento del corpo sulle rive di un lago. Fate attenzione al cadavere...
Dal punto di vista tecnico il film duole di una fotografia piuttosto dozzinale e televisiva, che dovrebbe marcare il territorio del mocku, ma che a mio avviso denota una mancanza di bravura. Ma è davvero una piccola sfumatura in un complessivo davvero sorprendente.
Gli attori sono dentro le loro parti, ma è anche vero che questo tipo di girato non mette di sicuro in risalto le qualità recitative. Infatti gran parte del film è composta da interviste televisive, video ripresi con telefonino o videocamere e una serie di flashback. Menzione per Talia Zucker (Alice) che da viva, è anche un bel donnino e fa molto Liv Tyler
La ricostruzione dei flashback è ben fatta e solo questi spezzoni fanno da collante nell'intero documentario spiegando con calma le varie fasi della morte di Alice, facendoci addentrare sempre più in profondità nell'oscurità che permea la vicenda.
Il regista ci tiene attaccati al video con un modo aggraziato e delicato di affrontare la morte di una persona cara. Persino quando la vicenda si sporca e sembra trascinare i protagonisti in una spirale discendente, non si perde mai il controllo della situazione e non si cade in una bieca retorica, anzi.
Il finale capolavoro chiude il cerchio in un modo così perturbante che allo spegnimento del lettore ho dovuto trattenermi dal fare un piccolo salto di gioia per avermi fatto provare quella sana paura che un buon horror dovrebbe riuscire a suscitare. Grazie Anderson, grazie di aver partorito questo piccolo gioiello che non lascia indifferenti e fa ben sperare nel tuo luminoso futuro.
Film perfetto per i detrattori del mockumentary e consigliatissimo per una serata all'insegna di un vero film horror.

P.S.: Visto che il film era costruito così bene, vuoi che gli 'mmerigani se lo lasciassero sfuggire? Eh, no! E infatti sembra che la squadra di “The ring” (Verbinski in testa) si sia già accaparrata i diritti per un meraviglioso remake.